Agriturismo La Vallata

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2 aprile 2014

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San Francesco – Santa Chiara – Santa Rita da Cascia – Papà Celestino II – San Benedetto da Norcia – Pietro Vannucci,  il Perugino –  Bernardino Di Betto Il Pinturicchio – musicista Francesco Morlacchi – l’industriale Luisa Spagnoli – Scopri i luoghi che riconducono alla loro vita!

s_franci1San Francesco D’Assisi La vita santa di Francesco ebbe inizio quel giorno in cui egli si spogliò pubblicamente dei suoi ricchi abiti e, consegnatili al padre, indossò un rude saio di tela.Molta gente di Assisi, che assisteva stupita alla scena, pensò che il giovane fosse diventato pazzo. Quanto al padre di Francesco, Bernardone, che era un facoltoso mercante di lana, si adirò moltissimo. Egli accusò il figlio di malvagità per rinunciare così d`un tratto a tutto ciò che egli aveva accumulato per lui.Era, quello, un giorno dell`anno 1206. Francesco aveva 24 anni, essendo nato ad Assisi nel 1182.Fino a poco prima, egli era stato uno dei giovani più allegri e spensierati della città. 

Celestino II. Papa (1143-1144): di Città di Castello. Pontificò dal 26/11/ 1143 all`8/3/1144. Si chiamava Guido Ghefucci del Castello, di famiglia nobile, cardinale con il titolo di S. Matteo. Succedette a Innocenzo II, mentre Roma era agitata da tumulti per la predicazione eversiva di Arnaldo da Brescia. Uomo di spirito conciliante, già discepolo di Abelardo a Parigi e condiscepolo dello stesso Arnaldo, tentò di dare un nuovo indirizzo al papato e assolse la Francia dall`interdetto, che le aveva posto il suo antecessore. Con la sua morte immatura crollarono le speranze in lui riposte. Infatti pontificò solo cinque mesi. E’ sepolto in Laterano; a lui successe Lucio II.

1Chiara (Santa) di Assisi (1194-1253). Figlia di Favarone d`Offreduccio degli Scifi, conti di Sassorosso, prese subito ad amare il prossimo su esempio della mamma, specialmente i poveri e a praticare le opere pie. Conquistata dalle parole di frate Francesco, volle seguire il Santo nella osservanza della povertà evangelica, e, per questo, diciottenne, fuggì di casa con una parente, il 18 marzo, domenica delle Palme del 1212, recandosi alla Porziuncola. A mezzanotte indossò una tunica di bigello, cingendosi i fianchi con una corda; calzò un paio di zoccoli e si recise i bordi capelli, coprendosi il capo con un velo. Poi si nascose nel monastero delle benedettine di San Paolo in Bastia, da dove, per violenza, il padre e il potente zio Monaldo tentarono di rapirla. Dopo qualche giorno andò a S. Angelo di Parso sul Subasio. La sua esemplarità e l`atto sublime di rinuncia al mondo, suscitarono altre vocazioni e la seguirono le sorelle Agnese e Beatrice, le nipoti Agnese, Amata e Balbina.

 

2Allegrini Francesco (Gubbio 1587-1663). E` il maggiore pittore umbro di affreschi del `600. Tuttavia egli lavorò sempre a Roma e in Liguria, pochissimo in patria. Nella chiesa di Sant`Antonio di Scheggia è un quadro a lui attribuito : Madonna con Bambino, tra San Giovanni Battista e Sant`Antonio da Padova. Fu allievo del cavalier d`Arpino e non se ne distaccò mai. Trascurato nel disegno, è lodato per la vaghezza dei colori e l`invenzione. Soggetto da lui preferito: le battaglie. A Roma sono celebri gli affreschi alle Logge vaticane e nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano. I suoi figli Flaminio e Angelica, suoi allievi, riuscirono a loro volta buoni artisti: lavorarono lontano da Gubbio. Flaminio eseguì i grotteschi e i putti vicino alla porta, che mette nella sala Clementina delle Logge Vaticane, su ordinazione di Gregorio XIII; arcata undicesima.

3San Valentino Prete e martire fu vescovo a Terni ed è il santo patrono della Città. A Roma, mentre nel 270 infieriva la persecuzione dell`imperatore Claudio, Valentino non risparmiava la propria fatica per visitare, soccorrere e curare con amore i Cristiani che gremivano le carceri.Catturato a sua volta, venne condotto alla presenza dell`Imperatore stesso che personalmente lo interrogò- Perchè, o Valentino – gli chiese,perchè converti i Romani al Cristianesimo? Sacrifica agli dei, piuttosto, ed io ti farò sommo sacerdote.– Le tue lusinghe sono inutili, o Claudio — rispose Valentino.E con grande eloquenza dimostrò allo stupefatto Imperatore che gli dei pagani adorati dai Romani, erano falsi e bugiardi, e come l`unica fede fosse quella di Cristo.Sembrava che lo stesso Imperatore ne fosse convinto. Non abbracciò la fede cristiana, ma non condannò Valentino che venne, invece, affidato in custodia ad un nobile romano.

Santa Scolastica, da Norcia (480547). È la sorella di San Benedetto. Consacratasi a Dio fin da giovane, rimase sempre vicino al fratello: a Subiaco prima e a Cassino poi. Qui, ai piedi del monte fondò il Monastero delle Benedettine. Pur così vicina, Benedetto e Scolastica non si vedevano che una volta l`anno. Ed ora era Scolastica che saliva a lui ed ora era Benedetto che scendeva a lei. Ascolta come San Gregorio nei suoi Dialoghi narra l`ultimo dei loro colloqui. Essendo arrivata la fine del giorno, Benedetto fece cenno ai suoi frati che si tenessero pronti per partire, ma Scolastica si oppose, pregandolo di fermarsi con lei fino all`alba dell` indomani. Forse era quella l`ultima volta che si vedevano.

S.Ubaldo Eremita, poi Vescovo di Gubbio. Ubaldo era un giovane appartenente ad una ricca famiglia di Gubbio. Un giorno, distribuì gran parte dei suoi averi e si ritirò umilmente a vivere nella solitudine dell`eremo di Fonte Avellana (Marche). Ordinato sacerdote, lo troviamo costantemente impegnato a metter pace tra le avverse fazioni sempre in lotta fra loro. La sua parola raramente cadeva nel vuoto e non pochi furono coloro che abbandonarono la via della vendetta e dell`odio per seguire quella dell`amore e del bene. Così la sua fama giunse a Roma. Papa Onorio II lo chiamò e, contro la sua volontà, lo nominò Vescovo di Gubbio. Eccolo, dunque, nella sua città natale, fra i molti « lupi » da ammansire, prima ancora che San Francesco incontrasse nelle stesse contrade quello vero. Il compito di Ubaldo non era certamente facile. Ma egli lo affrontò a scena aperta. 

Jacopone da Todi Frate e poeta mistico, fu il maggior rappresentante della poesia religiosa umbra. In seguito alla tragica morte della moglie, perita nel crollo d`una sala ove si danzava, Iacopo abbandonò la professione di notaio e si ritirò a vita contemplativa, vestendo il saio dei frati francescani. Per motivi riguardanti questioni interne dell`Ordine religioso cui apparteneva, diventò fiero nemico di papa Bonifacio VIII che lo fece imprigionare. Liberato dopo la morte del Papa, Iacopone si ritirò nel Convento di San Lorenzo, presso Todi, ove trascorse i suoi ultimi anni.

Santa Rita da Cascia Nacque a Rocca Porena, nei pressi di Cascia, dove trascorse l`infanzia e l`adolescenza con particolare tendenza alla solitudine ed alla preghiera. Perso il marito (ucciso per vendetta) ed i suoi due figli, Rita pregò insistentemente, ma inutilmente, d`essere accolta nel Monastero delle Agostiniane, di Cascia. Venne introdotta nel monastero (ben chiuso e nel cuore della notte) da San Giovanni Battista, Sant`Agostino e San Nicola da Tolentino a lei apparsi mentre stava immersa nella preghiera. Una volta, mentre stava pregando davanti al Crocifisso, ch`ella amava sopra ogni altra cosa, un raggio di luce partì dalla Croce, illuminandole il viso, mentre una spina staccatasi dal capo di Gesù andò ad infiggersi sulla fronte di Rita, producendovi una piaga inguaribile e penosa che rimase fino alla morte. Verso la fine della sua vita, Gesù le mostrò come fosse sempre presente al suo eterno patire.

ERASMO DA NARNI detto il GATTAMELATA. Chi visita la bella cittadina di Narni può vedere, fra tanti insigni monumenti, una casetta `senza pretese, così piccola da dare l`impressione che nessuno possa averci mai abitato. Su quella casetta c`è una scritta la quale informa, invece, che fu proprio lì, fu entro quelle mura degne di ospitare un nano che nacque; nel 1370 (?), il grande condottiero umbro Erasmo Gattamelata. Quel bimbo, veramente, si chiamava solo Erasmo da Narni. « Gattamelata » fu il soprannome che gli diedero in seguito i suoi soldati di ventura. E il perchè è facile capirlo: Erasmo, pur essendo astuto come un gatto, usava di solito maniere gentili, mielate … Ancor giovinetto, Erasmo militò per qualche tempo sotto il comando di Braccio da Montone. Fu poi al seguito di un altro capitano umbro, Niccolò Piccinino, le cui bandiere erano al servizio della Repubblica Fiorentina.

BERNARDINO di Betto, detto il Pinturicchio (Pintoricchio). – Nacque a Perugia, da Benedetto di Biagio, nel 1454 (Vasari); nel 1481 si iscrisse all’Arte dei pittori di Perugia, per il quartiere di Porta Sant’Angelo. Tra il 1481 e il 1482, a Roma, collaborò col Perugino almeno in due affreschi (il Battesimo di Cristo e laCirconcisione dei figli di Mosè) della Cappella Sistina. Nel 1486, o poco dopo, eseguì gli affreschi con Storie di s. Bernardino che decorano la cappella Bufalini in S. Maria in Ara Coeli. Sappiamo che tali affreschi erano stati commessi al pittore da messer Niccolò di Manno Bufalini, avvocato concistoriale e imbreviatore, per ricordare la rappacificazione avvenuta tra la sua famiglia e i Baglioni di Perugia, per merito di s. Bernardino. Pagamenti relativi alla lunetta con la Madonna, tuttora esistente sopra la porta della sala del Consiglio nel palazzo dei priori di Perugia, rispettivamente del 24 luglio, dell’11 e 12 ag. 1486, dimostrano i frequenti spostamenti d ‘ ell’artista da Perugia a Roma, e viceversa.

Per quanto detto il « Perugino », Pietro Vannucci nacque, nel 1446, a Città della Pieve, graziosa cittadina umbra a dominio della Valle del Chiani, che conserva varie opere del suo illustre figlio. In gioventù il Perugino visse a Firenze, dove ebbe come primo maestro, assieme al sommo Leonardo, il rinomato scultore e pittore Andrea Verrocchio. Ma fu soprattutto studiando le opere del grande Piero della Francesca che il giovane fece mirabili progressi e finì col diventare a sua volta maestro. Erano, quelli, tempi meravigliosi per la pittura italiana, che con la sua grande fioritura di pittori stava per dare inizio al. periodo d`oro del Rinascimento. A questo proposito, ti dirò subito che una delle glorie maggiori del Perugino fu quella di essere stato il maestro di Raffaello Sanzio.

San Benedetto da Norcia (circa 480-543). Nacque a Norcia da Eupiolo, magistrato e nobile della città. La sua nascita si riporta a circa il 480. La sua casa è indicata oggi nella cripta della chiesa dedicata al Santo nella città natale. Egli visse una giovinezza austera e studiosa, come si conveniva alla sua famiglia. Verso i 17 anni fu inviato a Roma per proseguire gli studi. Ma se ne ripartì pieno di orrore e fortemente amareggiato per la dissolutezza, che regnava tra la gioventù ed anche nelle sfere ecclesiastiche. Soprattutto le condizioni della Chiesa, straziata da lotte e miserie d`ogni genere, lo spinsero a lasciare il mondo per vivere in solitudine di preghiera e di mortificazione.

Brufani Giacomo (Perugia 1831-1891). Figlio di povera gente del contado, fu portato a Parigi a 13 anni per cameriere da un pittore straniero. Andò poi a Roma, dove fece mestieri vari. Conoscendo la lingua francese, comperò un cavallo e un legnetto e fece il Cicerone. Passò a Milano e a Londra. Qui apprese l`inglese e divenne un courrir di primo piano: organizzava viaggi, pernottamenti, alloggi e visite a chi doveva venire in Italia, ma anche viaggiare per l`Inghilterra: fondò a Londra il Club For Courriers. Intuita la necessità di un grande albergo a Perugia, capace di soddisfare i turisti, lo eresse, accanto ai bagni pubblici, ai tre archi. Gli fu di aiuto la moglie inglese Elisabeth Platt nel creare l`ambiente squisitamente turistico.

Doni Dono (assisano att. 1530-1575). Ormai, tramontata la grande scuola pittorica umbra, prevalgono gli influssi dei manieristi e di Michelangelo, al quale il pittore Doni si ispira. Le sue opere sono quasi tutte in Assisi. Basilica inferiore, cappella S. Stefano: scene della vita di S. Stefano, Profeti e Sibille. Nel chiostro di Sisto IV: episodi della vita di San Francesco. Cattedrale: Gesù e Santi, Crocefissione, Deposizione. San Damiano (refettorio) : San Francesco dinanzi al Crocefisso, Santa Chiara benedice i pani. A Foligno, palazzo Trinci, Martirio di Santa Caterina, proveniente dalla chiesa omonima e stemma del cardinale Ascanio Perisani (1542). Nella chiesa di Sant`Anna: Presepio (1544). A Perugia, nella sala rossa del palazzo comunale: dipinto ad olio di Giulio III, che ridà ai decemviri gli antichi privilegi. Duomo di Gubbio: Presepio. Alla Galleria Umbra: Natività (sala XXV).

Gattapone Matteo di Giovannello da Gubbio. Architetto (ca. 1300 morto 1383). Uno dei più possenti architetti del trecento, che in qualche particolare delle sue opere sembra anticipare l`arte del Brunelleschi. Il suo nome è legato alla costruzione in Gubbio del Palazzo dei Consoli, da altri attribuito ad Angelo da Orvieto (v.); alle Rocche, che egli edificò su commissione dell`Albornoz a Spoleto (1363), Terni; e alla Fortezza di Porta Sole (v.) in Perugia, per cui dovette sfiancare il vecchio duomo di San Lorenzo (1373). A lui è attribuito a Perugia il chiostro di Santa Giuliana, con solidi pilastri, fantasiosi capitelli e possenti arcate. A Spoleto gli sono attribuite le arcate del Palazzo della Signoria. Architetto civile e militare, a Narrai è sua la loggia del Palazzo dei Priori, a Bologna il Collegio di Spagna. Certamente l`opera sua più impegnativa fu la Rocca di Spoleto, formidabile costruzione, che riunisce in sé la potenza dell`arte militare.

Giorgetti Giacomo (1603-1679). Architetto e pittore assisiate. Continuò la costruzione della basilica di Santa Maria degli Angeli, iniziata dall`Alessi (v.). Nel 1634 rielaborò la chiesa di Santa Maria sopra Minerva, già ridotta al culto cristiano un secolo prima. In Assisi sono suoi i palazzi Bernabei, Giacobetti e Valdemare oggi sede della biblioteca comunale e della società internazionale di studi francescani. Unitamente al Sermei, orvietano stabilizzato in Assisi, eseguì opere di pittura in Santa Maria degli Angeli e nelle basiliche di San Francesco (Madonna con Bambino).

Giovanni da Gubbio. Architetto eugubino, che precorse i tempi dei grandi architetti di altre città; nel 1140 edificò la cattedrale di San Rufino d`Assisi (v.). Quest`opera, per la sua vastità, per la ricchezza degli ornamenti scultori pregevolissimi per quei tempi, viene annoverata tra le più splendide dell`Umbria. Il nome dell`architetto eugubino risulta da una lapide incastrata nel muro presso la sacrestia. Giovanni architettò pure il tempio di S. Maria Maggiore in Assisi nel 1163 ed il palazzo fortificato della canonica, oggi scomparso.

Manni Giannicola di Paolo (Città della Pieve, ca. 1460-1544). Pittore. Il più fedele aiuto e allievo del Perugino, ma sempre più vicino all`arte del Sanzio. Il suo lavoro più conosciuto è la Madonna delle Grazie, dipinta nel terzo pilastro della navata mediana del Duomo di Perugia, immagine veneratissima. La cappella di San Giovanni Battista, attigua alla sala del Cambio in Perugia, fu da lui affrescata nel 1515. Nella sua città natale gli si attribuisce una Vergine tra i Santi Giovanni Battista, Giovanni Evangelista, San Francesco e il b. Giacomo Villa (duomo). Nella sala XVIII della Galleria umbra in Perugia, sono sue: Pala degli Ognissanti; Predella con figure di Santi; Crocifisso; Santa Maria Maddalema, San Sebastiano, La Madonna, San Giovanni Evangelista. A S. Maria degli Angeli (sacrestia) : Volto del Redentore. Nella chiesa di S. Donato (già abbazia), presso Gubbio, c`è un suo affresco. 

Morlacchi Francesco (Perugia 1784 – Innsbruck 1841). Musicista. Fu inviato a Napoli per studiare musica presso il maestro Zingarelli. Da qui passò a Bologna dove fu allievo di Padre Mattei. Nel 1807 apparve il suo primo lavoro, la farsa Il Poeta in campagna, data a Firenze. Seguì lo stesso anno, un`opera comica, Il Ritratto, data a Verona. Sempre nello stesso anno faceva eseguire in Bologna un Miserere a 16 voci. Ebbe successo e parecchie città italiane rappresentarono le sue opere. L`opera Colombo è ritenuta il suo capolavoro e fu eseguita a Ferrara nel 1828. Nel 1810 fu chiamato a Dresda come direttore d`orchestra e vi restò per un trentennio. Le sue ossa furono traslate in Perugia solo nel 1951 e collocate in un monumento sepolcrale sulla parete destra del transetto del duomo : il medaglione è di Benedetto d`Amore. Perugia gli ha dedicato il suo maggiore teatro, già del Verzaro e il Liceo Musicale Morra.

Mastro Giorgio. L’arte della ceramica in Gubbio ha un`antica tradizione. Già nel secolo XIV qui s`incominciò ad usare la doppia cottura. Il primo eugubino ceramista che conosciamo come già detto in precedenza è Giovannello di Andreuccio, che nei libri delle riforme viene indicato come vasorum pictor Purtroppo di quest`artista, vissuto nel trecento, non è rimasta alcun opera. Nel `500 l`arte della ceramica ebbe un grande sviluppo e, se molti centri italiani ebbero rinomanza, tra questi primeggiò Gubbio. Qui infatti gli artisti abbellirono le loro produzioni di riflessi metallici. Comunque la fama dell`arte ceramica eugubina si deve soprattutto a Giorgio Andreoli, detto Mastro Giorgio. Giunse a Gubbio da Intra verso il 1490 e ricevette la cittadinanza eugubina nel 1498. Qui dimorò fino alla morte, avvenuta nel 1552. A lui spetta il merito della scoperta dei colori a riverbero; le sue ceramiche acquistano riflessi dell`oro, del rubino e della perla. 

 

 

 

 

 
 

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