Il Paesino

Link Veloci: Fratticiola SelvaticaLa Chiesa parrocchiale di San PietroChiesa Madonna delle GrazieLa “RASSEGNA DEL MULO E DEL CAVALLO DA SOMA”Il MuloLa Sagra


Fratticiola Selvatica è situata su di un colle a 670 m s.l.m. Un tempo era chiamata “Fratta”, in seguito divenne” Fratticiola Cordicesca” (nome di origine longobarda). Solo più tardi venne chiamata Fratticiola Selvatica.

Il termine Fratticiola deriva da “fratta”, che significa intrigo impenetrabile, zona di rovi e di sterpi, il termine Selvatica indica che il paese, circondato da selve fosse difficile da raggiungere. Come potete ben vedere, la posizione di Fratticiola permette una meravigliosa vista panoramica sul territorio che la circonda.

 
Il piccolo borgo è caratterizzato da un clima molto particolare: l’inverno è piuttosto freddo ed è battuto da venti di tramontana; l’estate invece è caratterizzata da un clima secco e gradevole (specialmente al calar del sole).
 
In passato a Fratticiola l’attività principale era quella del carbonaio: questi uomini sfruttarono le risorse del territorio e cominciarono a produrre una gran quantità di carbone.
Ancora oggi, ogni anno, infatti, si svolge la festa in ricordo di tale attività, detta appunto “Sagra dello spaghetto dei Carbonai“.
 
Le origini del paese, confermate dalle descrizioni inserite nel catasto del 1383 e dalle innumerevoli pagine degli annali di Perugia, sono molto antiche e si fanno risalire al VI secolo a.C. in quanto è stato ritrovato un fermaglio di bronzo, ora conservato nel museo archeologico di Perugia.
Nel medioevo divenne un castello fortificato, come si vede dalle quattro torri, le mura, il pozzo e la cisterna, giunti fino a noi.
 
Dato che il luogo si trova sul confine con la potente Gubbio, il castello ne subì l’occupazione ed il Comune di Perugia, per salvaguardarlo lo munì di notevoli attrezzature di difesa e di offesa.
 
Durante la guerra tra Papato e Perugia ( 1405 – 1406 ), il castello venne distrutto, tuttavia nei secoli successivi fu più volte restaurato e Perugia permise man mano il ripopolamento del borgo, grazie anche a diverse esenzioni da tasse per le persone che vi andavano ad abitare.

 


La Chiesa parrocchiale di San Pietro

La chiesa di San Pietro è antecedente al XIV secolo ed è opera di architetto ignoto. Un tempo era collocata fuori dalle mura del castello di Fratticiola, ma in seguito venne inglobata nella cinta muraria. Nel corso dei secoli l’edificio ha subito modifiche strutturali, anche grazie alla presenza dell’ordine dei Cavalieri di Malta che lo sovvenzionava. Internamente la chiesa presenta un’unica navata a volta ed è adornata da due dipinti, uno dei quali raffigura la resurrezione di Cristo.

Sono presenti anche una statua del Santo e un affresco della Vergine risalente al 1610 . A sinistra del presbiterio vi è la Cappella del Santissimo Sacramento.
A destra della facciata si trova il campanile ricavato da una delle torri preesistenti e la sacrestia. Della presenza dei Cavalieri di Malta, rimane anche lo stemma sopra il portale esterno.
Le origini dell’edificio sono piuttosto antiche. Certamente in passato San Pietro era membro della Chiesa di San Fiorenzo a Perugia e riconosceva come matrice la Chiesa abbaziale di San Salvatore di Monte Acuto. Fu nel 1580 che questa chiesa, in virtù’ di una bolla di Gregorio XIII, passò sotto il dominio della Commenda, ossia la Precettoria di San Giustino della religione di Malta. San Pietro rimase per tre secoli sotto il controllo dell’ordine che si preoccupò dei restauri. I Cavalieri di Malta si impegnarono a provvedere alle spese di mantenimento della Chiesa e per questo, avevano la facoltà di sceglierne il parroco. A partire dal 1927 la parrocchia diventò indipendente e da allora la nomina del parroco spettò all’Arcivescovo di Perugia.

 


Chiesa Madonna delle Grazie

La chiesa, edificata da un architetto ignoto, è antecedente al XIV secolo, secondo quanto riportato nel “Liber Edificiorum” del monastero di San Pietro – Perugia. Era collocata fuori dalle mura del castello di Fratticiola e a causa del cattivo stato di conservazione fu sottoposta a restauri nel 1332, nel 1774 e tra il 1960 e il 1965. Gli ultimi lavori di restauro diedero alla chiesa l’attuale aspetto. La pianta a “L” è dovuta all’incontro di due piccole navate coperte da volte a botte.

La navata più importante, quella di fronte all’ingresso, presenta un’abside le cui pareti sono affrescate. Nell’altra è affrescata solo la volta. Lo studioso dell’arte umbra Umberto Grioli nel 1923 attribuì tali affreschi a Fiorenzo di Lorenzo, pittore perugino. Evidenti sono i diretti rapporti con la cultura fiorentina del Verrocchio e con la scuola del Perugino. La facciata della chiesa ha due tetti spioventi non simmetrici: in basso a destra c’è la porta d’ingresso sovrastata da un architrave in pietra con sopra una piccola finestra; altre piccole finestre sono ai lati della porta. In base a un manoscritto, conservato nella biblioteca Augusta, si afferma che la chiesa nel Trecento era membro della Badia di San Salvatore di Monte Acuto e nel 1332 fu sottoposta a lavori di restauro. Nelle registrazioni di quei secoli l’edificio religioso non era chiamato Madonna delle Grazie, ma Santa Maria Fuori le Mura, perché era fuori dalle mura del castello. Nel 1573 il santuario fu unito alla chiesa di San Pietro di Fratticiola.
Successivamente, nel 1578, la chiesetta passò, insieme a tutte quelle vicine, sotto la giurisdizione di Francesco Guevara Napolitano, capo della vicina Commenda di San Giustino d’Arna, appartenente ai Cavalieri di Malta. Nei secoli successivi nell’edificio sacro non si officiò per mancanza di utensili, fino a che il parroco Alessandro Carbillotti lo fece restaurare.

 


La “RASSEGNA DEL MULO E DEL CAVALLO DA SOMA”

insieme all’approntamento (ogni anno nel periodo della sagra) della “COTTA DEL CARBONE” sono i due momenti più significativi della nostra festa perché, manifestazioni di valenza storica per il nostro paese che hanno dato lustro a Fratticiola in tutta l’Umbria e anche oltre i confini regionali.
L’importanza storica sta nel fatto che queste iniziative non sono un qualcosa di studiato astrattamente né un semplice ricordo del passato ma la rivisitazione di un consistente pezzo di storia che ha caratterizzato la vita dei Fratticiolesi per tanti secoli.
Infatti, molte nostre famiglie vivevano del taglio, del commercio della legna e del suo prodotto di lavorazione più pregiato: il carbone.
E’ da questo contesto che nasce la felice intuizione da parte della PRO-LOCO di organizzare la “RASSEGNA DEL MULO E DEL CAVALLO DA SOMA” e di rifare ogni anno la “COTTA DEL CARBONE”, manifestazioni che, uniche nel loro genere, non ci fanno dimenticare l’importanza che hanno avuto i MULI e tutte le attività che ci giravano intorno, nello sviluppo socio economico del nostro paese.
Con il passare del tempo, la rassegna ha avuto sempre un maggiore fascino e un crescente numero di visitatori, ed ha inoltre mantenuto anche un’attiva partecipazione da parte degli espositori, malgrado siano questi dei mestieri che vanno, purtroppo, sempre più scomparendo.
Diciamo “purtroppo” perché, come pochi altri, sono si faticosi, ma permettono un contatto diretto con la natura procurando quel benessere psico-fisico nell’uomo che, oggi, è sempre più difficile da trovare.
Nel corso di questi anni nel “Giornalino di Fratticiola” sono stati scritti interessanti e significativi articoli su questo argomento al punto da rappresentare un invito ai giovani a non dimenticare mai le proprie origini.

 


IL MULO

(questo sconosciuto) 

Il mulo è l’ibrido che si ottiene dall’accoppiamento dell’asino con la cavalla, mentre dall’accoppiamento inverso deriva il bardotto.

Per i suoi caratteri di conformazione esterna, il mulo assomiglia più all’asino che al cavallo; la testa è pesante, le orecchie sono grandi e grosse, la criniera corta e diritta, la coda è fornita di brevi e pochi crini, la groppa è corta e spiovente, piatto il torace, gli arti molto robusti terminano con zoccoli alti e diritti, la forchetta è poco sviluppata, la cornea solidissima e dura.Come l’asino il mulo ha molto accentuato il potere digestivo per cui utilizza foraggi molto grossolani ed ha scarse esigenze alimentari. Per quanto riguarda le doti, alla sobrietà il mulo aggiunge caratteri pregevolissimi di grande resistenza; unisce inoltre la pazienza dell’asino alla forza ed al coraggio del cavallo, è ostinato e facile al calcio come il primo, robusto e resistente come il secondo, supera però entrambe nella sicurezza infallibile del piede, onde diventa animale prezioso in montagna, per lunghi percorsi in località alpestri prive di strade carreggiabili; nella prima guerra mondiale ha dimostrato le migliori attitudini in tutti i servizi più difficili e pesanti, che nessun altro animale avrebbe potuto sostenere senza danno. Data la sua origine il mulo è sterile, come in generale gli ibridi, la mula invece può, eccezionalmente però, essere fecondata dall’asino o dal cavallo. La sterilità dipende da una incompatibilità di struttura fra cromosomi di origine asinina e di origine cavallina per cui il processo di meiosi o maturazione degli spermatozoi e degli ovuli non si compie regolarmente e questi gameti degenerano. Le razze asinine che più sono state e tuttora vengono impiegate per la produzione del mulo sono l’Asino di Martino Franca ed il Ragusano, che di norma vengono impiegati su cavalle di razza agricola. La cavalla in genere prova ripugnanza a subire l’asino, ma l’incrocio è più facile quando gli individui sono stati allevati insieme.

Oggi il mulo lo possiamo considerare il fuoristrada dei quadrupedi e le sue prestazioni, malgrado la meccanizzazione, a volte non possono essere sostituite in alcun modo; ne consegue il ruolo insostituibile del mulo per lavori di disboscamento in zone impervie di montagna. Il numero dei muli si è ridotto per l’incalzare della meccanizzazione anche in montagna, ma la sua presenza per determinati lavori in certe zone è assolutamente indispensabile, è pertanto l’inseparabile compagno del vero boscaiolo.

Dott. Giovanni Baldella

 


LA SAGRA DELLO SPAGHETTO DEI CARBONAI

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I motivi per cui si decise di organizzare questa sagra, nata negli anni ’70, vanno ricercati tra la storia e le tradizioni più recenti dei fratticiolesi. Fratticiola è un paese fondato dai carbonai, in quanto le sue caratteristiche geografiche e quindi la sua flora erano idonee al lavoro del carbonaio. Ancora prima della nascita della sagra a Fratticiola era solito, per la festa dei santi patroni Pietro e Paolo il 29 di giugno, organizzare un giorno di festa dove la ProLoco preparava e distribuiva gratuitamente a tutti i visitatori gli spaghetti alla carbonara. Ricordiamo ancora dei bellissimi slogan inventati per l’occasione: “Per chi vol magnè n’o spaghetto c’è”, “Per la vita troppo cara uno spaghetto alla carbonara”, “La ProLoco con rispetto offre a tutti uno spaghetto”.Vi ricordiamo che i momenti più significativi della nostra sagra sono la Rassegna del mulo e del cavallo da soma, il Palio del Carbonaio e in questi ultimi anni una bellissima mostra fotografica allestita nel centro storico del paese e concorsi pittorici e fotografici per esaltare artisticamente le bellezze del nostro paese.


 

 

 
 
 
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